Benoit Rittaud: La meravigliosa storia della radice quadrata di due

Quinto appuntamento:  11 febbraio 2011 ore 20.45 (la conferenza sarà in francese con traduzione)

L’idea che i numeri abbiano una storia è già sufficiente, di per sé, a farli apparire sotto una luce meno algida. Se poi si tratta di una storia quattro volte millenaria, piena di colpi di scena e dagli esiti ancora aperti, come in questo caso, allora siamo di fronte a uno sconvolgimento, perché la matematica ci rivela il suo lato avventuroso, spericolato e al tempo stesso familiare, il più insospettabile per chi è abituato a collocarla in un cielo immobile e remoto.
Benoît Rittaud ci guida sapientemente in un percorso che ha del romanzesco: protagonista assoluta, la radice quadrata di due, il primo numero irrazionale a essere riconosciuto come tale. Irrazionale perché la ricerca del suo valore numerico dà luogo a un risultato con infinite cifre decimali in successione priva di apparente regolarità, tanto che ancora oggi i matematici non sono riusciti a stabilire se la loro sequenza abbia o meno caratteristiche del tutto casuali.
La scoperta dell’irrazionalità della radice di due – attribuita già in epoca ellenistica alla scuola pitagorica – fu tutt’altro che indolore, anzi costituì per la mentalità greca un vero scandalo logico. Secondo la leggenda, il suo scopritore non scampò all’ira divina per averne divulgato il segreto. Un’ombra cruenta che non stinge sulle vicende posteriori, dove si intrecciano astrazione calcolistica e risvolti pratici. Che cosa infatti accomuna la musica, il formato della carta e la fotografia, se non il fatto che vi gioca un ruolo fondamentale la radice quadrata di due? Entra nella definizione dei dodici gradi della scala secondo il principio del cosiddetto «temperamento equabile», messo a punto nel Seicento e utilizzato tra i primi da Bach. È alla base dello standard internazionale che dal 1975 definisce i formati della carta. Stabilisce i valori numerici che consentono di scegliere la scala dei diaframmi fotografici. Senza questo numero antichissimo, la nostra vita quotidiana non sarebbe la stessa.

Benoît Rittaud insegna all’Università di Paris-13. Alla ricerca nell’ambito dei sistemi dinamici e della teoria dei numeri affianca un’intensa attività di divulgazione scientifica, dalle pagine della rivista «La Recherche» e attraverso numerosi saggi: La Géométrie classique. Objets et transformations (2000), Espaces et dimensions. Introduction à la linéarité (2002), Hasard et probabilités (2002), Faut-il avoir peur des maths? (2003) e Qu’est-ce qu’un nombre? (2005). In traduzione italiana sono apparsi: L’assassino degli scacchi e altri misteri matematici (2005), Viaggio nel paese dei numeri (2008) e I misteri del caso (2009).

Scrivi un commento