Il violoncellista Giovanni Sollima a Mogliano

Un evento speciale quello del concerto di Sollima  venerdì 9 dicembre al  teatro Busan, che ha richiamato il pubblico numeroso delle grandi occasioni, dalla nostra città e dal Veneto.
Era importante esserci, non solo per gustare la bravura eccezionale di questo violoncellista italiano, ma anche per festeggiare tre Presidenti di storiche associazioni di volontariato: Aldo Secco per il trentennale degli ‘Amici della musica’, Maresa Pozzobon per il  suo ventennale della  SOMS, Pino Barato per gli ‘over’ trenta dell’associazione scacchi moglianese.
Madrina e presentatrice della serata una giornalista di Rai tre, conosciuta e stimata per la sua professionalità: Mariangela Carone.  Ed è stata proprio Mariangela Carone a gestire la cerimonia di apertura, con la consegna di tre raffinate targhe ricordo, da parte di tutte le scuole moglianesi ai tre ‘ super’  presidenti, commossi e onorati da un riconoscimento così spontaneo e caloroso.
Poi la scena è stata tutta di Sollima, un musicista fantastico, ma anche un personaggio dalla comunicazione magnetica.
Abbracciato al suo strumento, ne ha fatto qualcosa di incredibile, riuscendo a coinvolgere lo spettatore più esigente, ma anche quello più lontano dal repertorio proposto.
Concentrazione al massimo livello ed una partecipazione corale di tutta la platea, per l’intera durata del concerto!
Un regalo indimenticabile per i tre presidenti, oltre che un evento assolutamente da riproporre, sia per i tutto esaurito di venerdì sera, ma anche per l’indice di gradimento meritatissimo a favore del grande Sollima.
A questo proposito allego qualche considerazione sullo spettacolo, espressa da un collega musicista, esperto e fine conoscitore di  Sollima.
 
Rita Fazzello
 
 
 
Venerdì scorso, al cinema Busan di Mogliano, si è svolto un concerto del violoncellista e compositore Giovanni Sollima dal titolo “Ba-Rock Cello” in cui il musicista, solo con il suo strumento firmato a Cremona da Francesco Ruggeri nel 1679, si è espresso in un programma certamente inusuale che ha messo a confronto il repertorio meno noto della scuola violoncellistica sei-settececentesca italiana (quello che lo stesso musicista definisce il “jurassico” del violoncello) con brani della più recente, ma ancor meno frequentata dallo strumento, epopea rock degli anni settanta-ottanta, spaziando da Hendrix ai Nirvana via Slayer.
Se si dovesse definire con una sola parola, il risultato dell’operazione (insieme alla personalità stessa di Giovanni Sollima) questa non potrebbe essere altro che “sorprendente”, in senso letterale.
Spieghiamoci meglio:  chi si trovi per la prima volta a vivere l’esperienza di un concerto di Sollima non potrà che sorprendersi innanzitutto del fatto che un  musicista talmente accademico da essere stato di recente insignito del titolo di “Accademico di Santa Cecilia” si possa esprimere in maniera così poco accademica. Ma prima ancora di aver digerito la sorpresa il nostro ascoltatore ‘candido’ non potrà che tornare a sorprendersi dell’esatto contrario, cioè di come un musicista così poco accademico possa in realtà rivelarsi talmente Accademico, e questa volta nel senso migliore (ribadito dalla iniziale maiuscola), perché in ogni gesto musicale del violoncellista e compositore, per spettacolare o sfrontato che possa essere, riscontriamo un rigore tecnico, estetico e filologico in cui leggiamo non solo un talento smisurato ma anche e soprattutto anni di studio e di ricerca che fanno di quel gesto e di questo talento non una pratica tesa a stupire, a ‘sorprendere’ (ancora una volta) per il gusto di compiacere e di compiacersi del proprio genio, quanto piuttosto a farsi strumento, o filtro, di un Discorso più grande che è la Narrazione della Musica nell’arco di alcuni secoli, dove, si badi bene, Musica qui è soggetto narrante, e il racconto è quello di alcuni secoli di storia dell’umanità (in Occidente ma anche oltre).
Ecco come, di fronte a tale scoperta, che rende evidenza, necessità e naturalezza all’evento che ci si offre, si resta sorpresi per una terza volta: ci si sorprende di non essere più sorpresi da ciò che accade coinvolgendoci dal palco di fronte a noi.  

Sebastiano Scollo

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