Giulio Di Toro – Nascita, vita e morte di un terremoto

24.10.2016 – Lunedì

I terremoti distruttivi per l’uomo enucleano fino ad una profondità di qualche decina di chilometri e la sismologia li studia mediante l’interpretazione delle onde sismiche.

Questo approccio “indiretto” è simile a quello di studiare il motore di un auto impiegando le onde sonore: dal rombo ipotizziamo cilindrata (magnitudo) e posizione (ipocentro) del motore. Ma con l’udito non “vediamo” come funziona il motore. Studi di terreno di faglie oggi esposte in superficie e che milioni di anni fa producevano terremoti consentono di “vedere” il motore dei terremoti. Macchine sperimentali che riproducono le condizioni estreme di deformazione in una faglia durante un terremoto consentono di “vedere” il motore in funzione. Questo approccio “diretto”, integrando osservazioni di terreno e sperimentali, ha consentito di identificare alcuni dei processi chimici e fisici attivati durante il ciclo sismico offrendo una nuova visione, da vicino, della nascita, vita e morte di un terremoto.

Giulio Di Toro è Full Professor (professore ordinario) di Geologia presso l’Università di Manchester (Regno Unito), professore associato di Geologia Strutturale (in aspettativa) presso l’Università degli Studi di Padova e ricercatore associato all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV-Roma).In collaborazione con geologi, fisici, ingegneri e giovani laureandi, dottorandi e assegnisti, ha cercato di integrare osservazioni da faglie naturali con dati sperimentali per comprendere i processi fisici e chimici attivi nel ciclo sismico. Tra i più rilevanti risultati scientifici e tecnologici di questa collaborazione, l’identificazione di diversi processi di lubrificazione di faglie durante i terremoti e lo sviluppo di SHIVA, il più potente simulatore di terremoti al mondo installato nei laboratori HP-HT (INGV) di Roma. Le sue ricerche sono state finanziate nel periodo 2008-2019 da due Grant dell’European Research Council (progetti USEMS e NOFEAR: 4 M€). Ha ricevuto l’Arne Richter Medal (2008) della European Geosciences Union e il Premio Tartufari per la Geologia (2010) dell’Accademia Nazionale dei Lincei. E’ membro dell’Academia Europeae e dell’Accademia Galileiana.

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